Quasi avessero paura di farsi male con le parole, un marito e una moglie affrontano una svolta della loro vita di coppia scrivendosi. Riescono a mettersi a nudo solo attraverso lo schermo di un foglio scritto dicendosi verità che sono bugie e bugie che sono verità. Manu e Fil sono i protagonisti di Talk show, il racconto di apertura di questa ultima raccolta di Antonio Debenedetti. Come se il destino si giocasse tutto all'ombra di una menzogna (mentendo a qualcuno o mentendo a se stessi) con la consapevolezza (o inconsapevolezza) che certi nodi possono essere sciolti solo in assenza di uno sguardo, i protagonisti di questi dodici racconti o non si parlano (facendo della mancanza di parole una scelta deliberata) o scrivono lunghe lettere. Oppure si sfogano con interlocutori immaginari, come l'ex colonnello don Ruggero Quiroga che confessa la sua pedofilia nel buio di un cinema a uno psicoanalista sui generis: il principe Antonio de Curtis, in arte Totò. In Call center è invece il telefono a preparare una spietata beffa ai danni di una giovane donna illusa di sentir correre lungo il filo la voce del suo possibile salvatore in una notte di paura. È implacabile l'occhio di Debenedetti: può puntare diritto su un'ora qualsiasi come su un'ora cruciale, fissare uno snodo particolare o una vita intera, poco importa. Il racconto, che la sua scrittura rende perfetto strumento di narrazione, sembra cogliere l'essenziale modulando ironia e crudeltà, cinismo e commozione.
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Quasi avessero paura di farsi male con le parole, un marito e una moglie affrontano una svolta della loro vita di coppia scrivendosi. Riescono a mettersi a nudo solo attraverso lo schermo di un foglio scritto dicendosi verità che sono bugie e bugie che sono verità. Manu e Fil sono i protagonisti di Talk show, il racconto di apertura di questa ultima raccolta di Antonio Debenedetti. Come se il destino si giocasse tutto all'ombra di una menzogna (mentendo a qualcuno o mentendo a se stessi) con la consapevolezza (o inconsapevolezza) che certi nodi possono essere sciolti solo in assenza di uno sguardo, i protagonisti di questi dodici racconti o non si parlano (facendo della mancanza di parole una scelta deliberata) o scrivono lunghe lettere. Oppure si sfogano con interlocutori immaginari, come l'ex colonnello don Ruggero Quiroga che confessa la sua pedofilia nel buio di un cinema a uno psicoanalista sui generis: il principe Antonio de Curtis, in arte Totò. In Call center è invece il telefono a preparare una spietata beffa ai danni di una giovane donna illusa di sentir correre lungo il filo la voce del suo possibile salvatore in una notte di paura. È implacabile l'occhio di Debenedetti: può puntare diritto su un'ora qualsiasi come su un'ora cruciale, fissare uno snodo particolare o una vita intera, poco importa. Il racconto, che la sua scrittura rende perfetto strumento di narrazione, sembra cogliere l'essenziale modulando ironia e crudeltà, cinismo e commozione.
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Vendeur : Librodifaccia, Alessandria, AL, Italie
Etat : Ottime. italiano Condizioni dell'esterno: Buone Condizioni dell'interno: Buone. N° de réf. du vendeur OPP_006555
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Vendeur : Biblioteca di Babele, Tarquinia, VT, Italie
Etat : BUONO USATO. IED. Rizzoli la scala ITALIANO Volume editoriale di collana, Prima Edizione, copertina mezza tela con piatti in pesante cartonato ombrati da polvere e con rade macchioline da umido, schiacciamento da scaffale alle punte, pulviscolo e piccola macchia al taglio superiore, dedica scritta a penna al frontespizio, le pagine sono ben conservate e pulite ma si segnala la presenza di alcune sottolineature a matita nel testo. N. pag. 191. N° de réf. du vendeur KEM0399
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