Il diario racconta molti di quelli che ho incontrato, e amato, anche per un minuto, in questa città, dove mi sono trasferito quattro anni fa per vivere vicino alle mie figlie, che insegnano in un liceo artistico. I primi tempi, conoscevo soprattutto i cinema. Quello dove andavo, e dove torno, più spesso: "Il Massimo". Perché proiettano bei film e hanno prezzi popolari.
Racconto, a volte, le trame, convinto che non basti dire, di un film: "È bello". Riemergono i ricordi di un mio lontano viaggio in Romania, perché la memoria è carne delle ore, dei giorni. Racconto altre cose: il ballatoio dove stendo i panni, leggo, sento cantare una donna che non vedo, che non vedrò mai.
Racconto le mie figlie, le abbaglianti felicità, le lente infelicità. I miei nipoti, Mariam e Luis, il loro non piegarsi mai alle tristezze, alla vacuità degli adulti ...
Racconto un amico morto che viene a trovarmi, ogni tanto, e non sempre di notte. Poi, amici giovani o invecchiati come me, ma con risvegli ancora appassionanti. Riporto versi di poeti che amo: nominarli senza metterli in bocca a chi legge, sarebbe triste. Infine, un racconto: il fiato della notte.
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