Dal disastro nucleare di Chernobyl al mito della Foresta Rossa: un bosco nell’oblast’ di Kyiv, al confine tra Ucraina e Bielorussia, cristallizzato in pochi istanti da livelli di radiazioni tali da mummificare gli alberi tingendoli di rosso; un ecosistema di straordinaria ricchezza trasformato in un inferno radioattivo, contaminato ma ancora vivo.
Qui è la viva voce della Foresta a raccontare la ferita, le vite sacrificate e le lacrime radioattive, ma narra soprattutto una storia sorprendente di adattamento e rigenerazione.
È il regno dei semi dormienti che germogliano, delle radici che resistono, degli alberi che muoiono e rinascono, degli animali che ritornano. Custodito dalle radiazioni, il cuore della Zona di esclusione si è trasformato nel tempo nella più vasta distesa di natura selvaggia dell’Europa centrale. Interdetto all’uomo, altre presenze abitano in silenzio questo paesaggio riemerso.
La vicenda di Chernobyl però non è finita, continua a influenzare presente e futuro: nel 2022 i soldati russi occupano la centrale nucleare e scavano nei terreni contaminati, trasformando il sito in un obiettivo strategico della guerra in Ucraina.
…mi recai ai cancelli di Chernobyl, alle porte della Foresta Rossa. Immaginavo che la foresta mi parlasse. Ho cercato di darle voce.
Ho iniziato a scrivere storie e a comporre immagini per dare un volto all’invisibile, un corpo allo spettro delle catastrofi ambientali.
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Alessandra Pescetta, regista e artista visiva, tratta un tema estremamente delicato e drammatico: il disastro nucleare di Chernobyl e le sue conseguenze ambientali, umane e sociali.
Si sofferma sul dolore degli uomini e degli animali, sulla memoria delle vittime. Intreccia testimonianze dirette e visioni poetiche, incontri con esperti e documentaristi ucraini, dialoga con scienziati sui fenomeni biologici che caratterizzano la Zona di esclusione. Mette in risalto il ruolo dei “liquidatori” intervenuti subito dopo il disastro e la loro lotta titanica contro la contaminazione radioattiva.
Nel poema lirico al centro del libro è la Foresta Rossa a parlare, restituendo la voce a un luogo che custodisce la memoria del trauma ecologico e collettivo e una storia di resistenza e rinascita.
Oggi la Zona di esclusione (Dead Zone), il vasto territorio circostante la centrale, isolato da una corona di filo spinato, è diventato un laboratorio naturale unico al mondo per lo studio degli effetti delle radiazioni sulla flora e sulla fauna.
Un racconto che risuona con particolare forza ora che la Zona di esclusione affronta nuove minacce e il mondo continua a confrontarsi con le conseguenze delle nostre scelte energetiche.
Durante l’occupazione russa della centrale, nel 2022, le operazioni militari hanno sollevato preoccupazioni globali riguardo alla possibile riattivazione di materiali radioattivi e all’esposizione delle truppe e dei civili ai rischi della contaminazione.
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