Pubblicato a puntate a partire dal 21 febbraio 1869 nelle appendici del quotidiano milanese «Il Pungolo», diretto da Leone Fortis, Fosca è la trasposizione letteraria in forma memorialistica di una sconvolgente esperienza vissuta dallo scrittore durante una sua breve permanenza a Parma, nel 1865, richiamato alle armi come Commissario militare dell’esercito. Fra realtà autobiografica e invenzione narrativa (il cui confine è difficile a stabilirsi, tanto più che si tratta di produzione scapigliata, particolarmente incline alla commistione di vita e arte), esso narra la disperata passione di una donna isterica e orrenda, deturpata dal male, per Giorgio, un giovane ufficiale dal temperamento convulso, che ama, ricambiato, una giovane bella e sana, coniugata. Clara e Fosca rappresentano così, anche per evidenza onomastica (‘nomi parlanti’, espressione della nota legge del nomen omen), due forze contrapposte, ossia la vita e la morte, secondo un tipico topos scapigliato: l’una è l’immagine della freschezza e della solarità, l’altra lo specchio della malattia e dell’impulso al possesso amoroso autodistruttivo; angelo e demone per dirla con vocaboli rispettivamente ascrivibili a due diverse tradizioni letterarie, storicamente distinte se consideriamo la seconda metà dell’Ottocento come il punto di svolta verso una nuova koinè culturale e artistica.
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