Bala è un poeta guerriero che combatte la sua guerra reale ed esistenziale nella fortezza di Kruja, assediata da Maometto II alla conquista dell'Albania e dei Balcani. È una guerra che in varie fasi dura più di trent'anni e, in gioco, è il destino dell'Occidente. Le vicende narrate riguardano gli anni che vanno dal 1466 alla morte di Giorgio Castriota Scanderbeg, il 17 gennaio 1468. Segue l'esilio degli scampati arbëreshe nel loro viaggio verso l'Italia. È un romanzo di ampio respiro, in cui a narrare e giudicare gli eventi è Bala in prima persona, ormai vecchio; ed è strutturato in cinque parti: La Fortezza; Il poeta de' Dara; La fine del tempo grande; E fu l'esilio; Al confine del nulla. Vuole essere una riflessione sulla guerra, sulla vita, sui contrasti fra popoli e religioni, sull'importanza delle culture migranti, sull'amore e sulla poesia. Ed è anche una storia d'amore che si conclude per non finire, lasciando una scia di sé, un alone come di una cometa che vaga per l'universo e semina la vita. È un romanzo per esigenti lettori e presenta diversi livelli di lettura, ma nello stesso tempo vuol essere anche popolare, un'epopea fra leggenda e storia, in un tempo immaginario, per raccontare i giorni nostri.
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