«Il campo semantico dell’inganno, dal lessico latino medievale (decipere/deceptio, fallere/falsum) all’italiano antico (ingannare), attraversa una lunga elaborazione teologico-giuridica: dai peccati della lingua alla casistica secentesca su simulazione e dissimulazione (Accetto, Machiavelli). Il traditore, il mercante fraudolento, il villano astuto, l’impostore, la donna ingannatrice sono le figure ricorrenti dello stereotipo medievale, qui attraversate prima di introdurre i singoli contributi del fascicolo, uniti dall’attenzione al lessico dottrinale, normativo e giudiziario: le irregolarità del mercato, il coniello nel gioco d’azzardo senese, la testimonianza giudiziaria dello sconosciuto (Hubert), la discretio spirituum (Gagliardi), il rapporto fiduciario medico-paziente a Napoli tra Sei e Settecento (Rosolino). Attraverso questi casi si misura la tensione fra la vastità fenomenologica dell’inganno e gli strumenti di diritto e teologia che tentano di ridurlo a categoria giuridica afferrabile, in un’epoca in cui la fattispecie della “truffa” non esiste ancora come tale…» (la curatrice)
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