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Brossura. Etat : new. Roma, 2025; br., pp. 608, ill. b/n e col., cm 15,5x21,5. (Studium 10). Bellori è stato a lungo giudicato come il grande avvocato di quella corrente dell'arte del Seicento a Roma che viene generalmente indicata come classicista, con la celebrazione della linea che da Annibale Carracci, attraverso Domenichino, giunge a Poussin. Un lungo e profondo percorso di revisione storiografica avviato negli anni Settanta del Novecento ha messo in discussione l'immagine tradizionale dell'intendente romano quale acceso sostenitore del primato del disegno sul colore, nemico del naturalismo di Caravaggio e avversario del Barocco di Bernini e Cortona. In questo libro si torna ad argomentare, sulla base di una spassionata rilettura delle Vite del 1672, come quella costruzione storiografica non fosse affatto infondata, e come Bellori avesse una posizione critica, circa l'arte del suo tempo, molto chiara e rigidamente orientata, difesa con coerenza, ostinazione ma anche intelligenza. Punti fermi di questa visione erano il culto di Raffaello e dell'Antico, la centralità del tema dell'istoria e il rispetto della gerarchia dei generi, che avevano come naturale conseguenza l'ostilità verso Caravaggio e il suo seguito (in primis i Bamboccianti) e verso la pittura di pratica, eminentemente decorativa, di tanti frescanti, quali il Cavalier d'Arpino, Cortona e Giacinto Brandi. Libro. N° de réf. du vendeur 4178412
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Etat : NEW. Roma: Campisano Editore, 2025 9791280956798 Studium 10 1409 N vol.: 1, N pag.: 608, W: 15.5, Illustr.: COL + B/N, N illustr.: 115 Bellori è stato a lungo giudicato come il grande avvocato di quella corrente dell'arte del Seicento a Roma che viene generalmente indicata come classicista, con la celebrazione della linea che da Annibale Carracci, attraverso Domenichino, giunge a Poussin. Un lungo e profondo percorso di revisione storiografica avviato negli anni Settanta del Novecento ha messo in discussione l'immagine tradizionale dell'intendente romano quale acceso sostenitore del primato del disegno sul colore, nemico del naturalismo di Caravaggio e avversario del Barocco di Bernini e Cortona. In questo libro si torna ad argomentare, sulla base di una spassionata rilettura delle Vite del ????, come quella costruzione storiografica non fosse affatto infondata, e come Bellori avesse una posizione critica, circa l'arte del suo tempo, molto chiara e rigidamente orientata, difesa con coerenza, ostinazione ma anche intelligenza. Punti fermi di questa visione erano il culto di Raffaello e dell'Antico, la centralità del tema dell'istoria e il rispetto della gerarchia dei generi, che avevano come naturale conseguenza l'ostilità verso Caravag gio e il suo seguito (in primis i Bamboccianti) e verso la pittura di pratica, eminentemente decorativa, di tanti frescanti, quali il Cavalier d'Arpino, Cortona e Giacinto Brandi. Bellori è stato a lungo giudicato come il grande avvocato di quella corrente dell'arte del Seicento a Roma che viene generalmente indicata come classicista, con la celebrazione della linea che da Annibale Carracci, attraverso Domenichino, giunge a Poussin. Un lungo e profondo percorso di revisione storiografica avviato negli anni Settanta del Novecento ha messo in discussione l'immagine tradizionale dell'intendente romano quale acceso sostenitore del primato del disegno sul colore, nemico del naturalismo di Caravaggio e avversario del Barocco di Bernini e Cortona. In questo libro si torna ad argomentare, sulla base di una spassionata rilettura delle Vite del ????, come quella costruzione storiografica non fosse affatto infondata, e come Bellori avesse una posizione critica, circa l'arte del suo tempo, molto chiara e rigidamente orientata, difesa con coerenza, ostinazione ma anche intelligenza. Punti fermi di questa visione erano il culto di Raffaello e dell'Antico, la centralità del tema dell'istoria e il rispetto della gerarchia dei generi, che avevano come naturale conseguenza l'ostilità verso Caravag gio e il suo seguito (in primis i Bamboccianti) e verso la pittura di pratica, eminentemente decorativa, di tanti frescanti, quali il Cavalier d'Arpino, Cortona e Giacinto Brandi. N° de réf. du vendeur M25001914
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Brossura. Etat : nuovo. Illustrazioni a colori e in nero nel testo Bellori è stato a lungo giudicato come il grande avvocato di quella corrente dell'arte del Seicento a Roma che viene generalmente indicata come classicista, con la celebrazione della linea che da Annibale Carracci, attraverso Domenichino, giunge a Poussin. Un lungo e profondo percorso di revisione storiografica avviato negli anni Settanta del Novecento ha messo in discussione l'immagine tradizionale dell'intendente romano quale acceso sostenitore del primato del disegno sul colore, nemico del naturalismo di Caravaggio e avversario del Barocco di Bernini e Cortona. In questo libro si torna ad argomentare, sulla base di una spassionata rilettura delle Vite del 1672, come quella costruzione storiografica non fosse affatto infondata, e come Bellori avesse una posizione critica, circa l'arte del suo tempo, molto chiara e rigidamente orientata, difesa con coerenza, ostinazione ma anche intelligenza. Punti fermi di questa visione erano il culto di Raffaello e dell'Antico, la centralità del tema dell'istoria e il rispetto della gerarchia dei generi, che avevano come naturale conseguenza l'ostilità verso Caravaggio e il suo seguito (in primis i Bamboccianti) e verso la pittura di pratica, eminentemente decorativa, di tanti frescanti, quali il Cavalier d'Arpino, Cortona e Giacinto Brandi. N° de réf. du vendeur 007979
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