Marga ha tredici anni e un corpo che brucia. Quando è nata un’alluvione ha ricoperto di fango il suo villaggio e per questo la gente del posto crede che porti sfortuna. L’unica persona che la guarda senza pregiudizi è uno forestiero, un ragazzo arrivato da chissà dove, che per la ragazzina tutta pelle e ossa e gli anelli di latta a ogni dito rappresenta al tempo stesso promessa e minaccia, pericolo e rifugio.
L’esca dura il tempo di un’estate, una stagione che a Paso Chico è fatta soprattutto dal ronzio persistente degli insetti e dall’umidità che grava sul petto e sulle tempie, un’estate in cui la protagonista imparerà ad abitare la ferita di essere donna e chi legge scoprirà quanto bellezza e violenza possano convivere tra le stesse pagine.
Senza nessuna educazione sentimentale se non quella assorbita dalle telenovelas, e con l’unica complicità di Olga, la levatrice del villaggio, che pur non essendo mai rimasta incinta ha nutrito al suo petto bizzarro diverse creature, la ragazzina si avvicina all’amore. E insieme a Recio, entrambi segnati, lui da una voglia che gli divide la fronte, lei dal marchio della disgrazia, ne conoscerà i piaceri e le insidie. Poi un giorno in paese arriva il circo e Marga scopre che ogni cosa nella vita ha un prezzo.
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Non è il branco di cani rabbiosi che si raduna vicino al porto, né il ronzare persistente degli insetti, né l’umidità che grava sul petto e sulle tempie, né il fiume che ogni tanto si riprende la terra: quello che più logora a Paso Chico è la noia di giornate che sembrano fatte di niente, sciupate tra la pesca, il bancone sudicio della Paraíso e il tiremmolla del segnale TV. La noia, così come la superstizione, un accanimento silenzioso e collettivo che negli ultimi tempi sembra aver trovato il suo facile sfogo.
L’esca racconta l’estate in cui Marga e Recio si incontrano, quando lei compie tredici anni e lui arriva come un’apparizione nella piazzetta del villaggio. Entrambi segnati, lui da una voglia che gli divide la fronte, lei dal marchio della disgrazia. Entrambi pronti a scoprire il corpo dell’altro, il desiderio che brucia, il fatto che nella vita ogni cosa ha un prezzo. Con una lingua viva, ipnotica e febbrile, il sorprendente romanzo di esordio della scrittrice uruguaiana Eugenia Ladra mostra il punto in cui crescere significa anche spezzarsi e svela lo stupore di chi impara, tra il fango e il luccichio del domani, ad abitare la ferita dell’essere donna.
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