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Questioni Storiografiche: Breve viaggio tra alcuni problemi della storiografia moderna - Couverture souple

Cimmino, Marco

 
9798266373327: Questioni Storiografiche: Breve viaggio tra alcuni problemi della storiografia moderna

Synopsis

La Storia è un terreno scivoloso. Non perché i fatti non siano accaduti, ma perché il modo in cui li raccontiamo cambia a seconda di chi scrive, di chi legge e, soprattutto, di chi comanda. La storiografia non è mai stata un’arca santa della verità: è un mercato. E in quel mercato circolano leggende, slogan, illusioni. Questo libro di Marco Cimmino non è un manuale e nemmeno un trattato. È un viaggio tra questioni irrisolte, domande scomode, nodi mai sciolti. Non ha la pretesa di dire l’ultima parola, ma di ricordare che le risposte facili spesso servono più alla politica che alla verità. La storiografia moderna vive di due malattie croniche. La prima è l’illusione del progresso: l’idea che ogni epoca, solo perché più vicina a noi, sia migliore della precedente. La seconda è il relativismo: quella pigrizia che mette sullo stesso piano Mozart e i tamburi della giungla, lo sterminio pianificato e la semplice brutalità di un conflitto antico. Così la modernità viene celebrata come un’età di conquiste, dimenticando che ha prodotto le catastrofi peggiori: guerre mondiali, totalitarismi, genocidi industriali. E il relativismo ci convince che tutto sia opinabile, che ogni crimine abbia la sua giustificazione “nel contesto”. È così che si arriva a compatire i carnefici più delle vittime. La storia non è un catechismo. È il racconto delle grandezze e delle miserie degli uomini. È un terreno accidentato, pieno di regressi, illusioni, tradimenti. Qui troverete riflessioni che spaziano dalla Grande Guerra, tragedia senza catarsi, fino all’Europa di oggi, sospesa tra arroganze e fragilità. Francia e Germania, legate da matrimoni d’interesse e guerre d’orgoglio. La Spagna, con il mito della Reconquista e le incertezze del presente. L’universo slavo, che continuiamo a guardare con sospetto, dimenticando che più volte ne è arrivata la salvezza. Non aspettatevi un linguaggio paludato. Qui troverete un tono diretto, talvolta ruvido. Perché la storia, quando smette di essere scomoda, diventa propaganda. E di propaganda ne abbiamo già avuta abbastanza. Certo, qualcuno storcerà il naso: manca l’“obiettività”, diranno. Ma la Storia non è una formula chimica. È interpretazione, è dubbio. L’unica virtù che conta è l’onestà: nel riconoscere i limiti, nel dire che non tutto si equivale, che esistono valori che sopravvivono ai secoli e che non è lecito gettare via. Troppo spesso la storiografia ha preferito l’autoassoluzione, dimenticando che il Novecento fu il secolo della scienza messa al servizio della morte e delle ideologie trasformate in macchine di sterminio. Ha preferito rifugiarsi in schemi rassicuranti, mentre la realtà continuava a smentirli. Questo libro, nel suo piccolo, prova a restituire un po’ di inquietudine. Perché la Storia non serve a consolarci. Serve a ricordarci che ogni conquista è reversibile, che ogni mito può diventare mostro. Non offre verità definitive: offre un invito a non accontentarsi delle verità comode. A dubitare, sempre. Perché lo storico che smette di dubitare diventa propagandista. E la Storia ridotta a propaganda non è più storia: è menzogna.

Stefano Poma

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