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Teatro dell'Ineluttabile - Couverture souple

De Baggis, Romeo

 
9798388201096: Teatro dell'Ineluttabile

Synopsis

I suoi personaggi agiscono obbedendo a regole che noi non conosciamo e che sembrano cambiare in continuazione, in modi imprevedibili. E non sappiamo se sono essi, i personaggi, a manipolarle a loro piacere, barando al gioco, o se sono le regole stesse che, falsificandosi, si fanno beffa dei personaggi. Tutto sembra casuale e al tempo stesso ineludibile: deve avvenire esattamente cosi', e tu non sai perchè. Sono, quei personaggi che giocano su una scacchiera di parole e silenzi, bambini: gli ultimi discendenti del giovane Edipo, che divertendosi a riscrivere un indovinello, precipita verso l'annullamento di sè. Anch'essi agiscono all'ombra di un enigma, e con infantile incoscienza scivolano verso il nulla. Che coincide con la chiusura del sipario (proprio con la parola "sipario"), anch'essa insensata e necessaria: il gioco deve finire si, ma perchè non prima e non dopo, perchè proprio a quel punto?
Questa sospensione nel vuoto - un non-essere da cui i personaggi e le loro storie emergono e prendono forma"umana"e per il breve tempo della rappresentazione consistono, e in cui infine si dissolvono - è il segno più forte e personale della poetica di de Baggis: un restare in bilico fra due abissi che ti coinvolge e sconvolge, sradicandoti dal tuo consueto ruolo di spettatore e lettore, per tirarti dentro nel cuore di un mistero.
Avevo annotato, leggendo Figura, questa riflessione: i personaggi assumono maschere diverse, cangianti, come celebrassero un rito antico intorno a un dio assente, il protagonista ignoto. E quello che accade in scena è il precipitato, la labile concrezione di qualcosa che è fuori e in scena non appare. Come nella caverna di Platone, la realtà è altrove: davanti ai nostri occhi si muovono, con il magico artificio di una danza, proiezioni di altre storie, spiriti vaganti di altre vite. Lemuri. E sopra di essi avverti la mano di un marionettista che, invisibile a tutti, si diverte a imbrogliare e disbrogliare i fili.
Chi è costui? Le mie note a margine mi suggeriscono: la morte per Figura, la violenza per Il guantone, l'eros per Fallo. Ma è troppo semplice, una falsa traccia. Anche questa astratta realtà (eros, violenza, morte) sono finzioni, ombre di qualcosa che vive fuori dallo spazio e dal tempo della rappresentazione: in verdi giardini odorosi di una verginità perduta, lunari lungomare, vicoli di quartieri cittadini risonanti di voci antiche. O stanze adiacenti che, come in Fallo, risucchiano e fagocitano i personaggi: per restituirceli (cosi' in Tre civette sul como') scissi in uno schizofrenico Giano dai tre volti, sospeso sull'orlo dell'estinzione. E in Vento del sud ecco lo "scivolar via" del tempo e il non riconoscersi più. O riconoscersi troppo (La signora è una vagabonda):la vita ci assedia e ferisce con i suoi fuochi d'artificio, i condomini ostili e i sorci di fogna, e bisogna cercare scampo in un domestico tabernacolo dove la memoria finalmente si dissolve.

E' appena un brivido, ma ormai la finzione si è incrinata e la verità di quei poveri esseri, la loro innocenza, traspare nel piede nudo della donna che fugge (Scarpe), nei bambini non nati o malati (Voci di quartiere), nello sguardo truffaldino rivolto alla morte ormai familiare (Pianissimo), nella ninna-nanna che chiude il crescendo di violenza in Storia al biliardo.
In Notte e Nebbia l'irrompere della realtà nel tempo fiabesco della rappresentazione è tragico e squassante, e il riscatto del personaggio dalla sua condanna alla casualità, definitiva. Il gioco delle ombre si ribalta nel suo opposto: la carne e il sangue della persona, la pietà.

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