Il libro ricostruisce la storia di Hollywood, dalla nascita come morigerata comunità di benestanti alla consacrazione come capitale del cinema fino alla caduta sotto i colpi del degrado etico e morale e dei film computerizzati.
L’ambiente geografico ha giocato un ruolo cruciale nella nascita del piccolo centro, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Il clima temperato e il variegato paesaggio fu un richiamo irresistibile per i primi pionieri che erano essenzialmente imprenditori edili in cerca di fortuna. Ma sarà l’industria cinematografica a prendere sopravvento in quella comunità essenzialmente agricola che aspirava a diventare una delle tante città della frontiera americana. La ricostruzione parte quindi dal primo sviluppo urbano dell’area a ovest della città di Los Angeles, con le appetibili lottizzazioni e la creazione dei primi studi cinematografici per proseguire con i primi edifici che diventeranno le icone di quel mondo “dorato” e che includono la celeberrima insegna che svetta sulle colline e saluta i turisti in visita alla città degli angeli.
Lo sviluppo urbano fa da sfondo allo sviluppo dell’industria cinematografica che non tarderà ad eleggere il piccolo centro a capitale mondiale della settima arte. Industria cinematografica, cioè i Big Five e le Little Three, i grossi Studi che avrebbero dominato per oltre mezzo secolo, in un regime di quasi monopolio, tutto il settore lasciando ben poco spazio ai produttori e distributori indipendenti.
La storia di ognuno degli Studi offre uno spaccato sulla nascita, crescita e collasso di quello che verrà chiamato “sistema dello Studio”, cioè il controllo completo da parte di ognuno di essi del ciclo cinematografico dalla produzione, alla distribuzione, alla proiezione.
Un sistema che neppure le innovazioni tecnologiche saranno in grado di scalfire. Anzi, saranno proprio quelle innovazioni (audio, colore, widescreen) a rafforzarne il potere, dal momento che solo grosse compagnie erano in grado di ammortizzare gli enormi costi di adeguamento.
Con l’occhio attento alla tecnologia e alla concorrenza, ogni Studio affidò lo sviluppo del proprio inimitabile marchio alla produzione di film che avrebbero dovuto fare storia (e alcuni effettivamente la fecero). I vertici delle case cinematografiche avevano l’occhio attento non solo alla qualità dei film ma anche, e soprattutto, ai profitti. E per fare profitti, si sa, il marketing è una strategia irrinunciabile. Nel libro vengono esaminati sia lo star system che l’istituzione degli Oscar, cioè due geniali trovate che avrebbero fatto la fortuna artistica e finanziaria di ogni singolo Studio ma anche del mondo cinematografico nel suo insieme.
Come qualsiasi settore finanziariamente appetibile, il cinema non poteva sfuggire alle morbose attenzioni della mafia e un capitolo del libro è a ciò dedicato.
Ma come poteva mancare l’altra faccia della medaglia? Il lato oscuro di Hollywood, quello relativo ai “vizi privati” che talvolta scadono apertamente nella cronaca nera e nel crimine più efferato. Dall’alcol alla droga, dall’adulterio agli aborti, dallo stupro all’assassinio. “Vizi” che affondano le proprie radici agli albori del cinema ma che sarebbero continuato, incancrenendosi, fino ai nostri giorni.
Il libro si chiude con uno sguardo ai problemi che angustiano oggi Hollywood, dalla perdita d’identità alla droga, dagli abusi sessuali ai suicidi, dalla politicizzazione al calo degli spettatori.
Insomma, uno sguardo a 360° su un mondo che ha sempre vissuto in bilico tra sogno e realtà trasformandosi spesso, troppo spesso in incubo.
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