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RARO. Fino a pochi giorni fa, Lando Dell'Amico era il presidente del Comitato patriottico per l'indipendenza nazionale, uno dei tanti simulacri dell'amalgama comunista nel nostro paese. Con lui, il PCI ha perduto un abile specialista per la penetrazione negli ambienti neo-fascisti. Il Dell'Amico ha appena 26 anni; ma, con i suoi trascorsi politici assai avventurosi, egli si può considerare uno dei rappresentanti più tipici dell'attivismo di questo dopoguerra. Egli è un attivista che ha sempre pagato di persona; ma, ciò che gli ha complicato maledettamente la vita, è un attivista intellettuale, un uomo cioè che si batte citando Hegel e Malroux, posseduto dal bisogno di capire. Nel 1944, quando i commendatori e i prelati rinnegavano il fascismo, egli, che aveva 18 anni, andò volontario nell'esercito di Salò, combatté ad Anzio, fu ferito gravemente ricevette la e croce di guerra dal feldmaresciallo Kesselring. La sua inquietudine critica lo condusse in seguito naturalmente tra gli organizzatori del neofascismo, e tra quelli egli si arrovellava a rivendicare una presunta tradizione antiborghese e socialista del fascismo storico; finché capì, guardandosi attorno, di essere fuori strada. Alla fine del 1949 (fu l'epoca in cui lo conobbi) egli era, a Roma, un inevitabile contradittore in tutti i pubblici dibattiti tra socialisti, sindacalisti o comunisti. I motivi per cui egli fini col cadere nell'orbita di questi ultimi, sono i soliti, e sono motivi illusori. Mentre però, nella maggior parte dei casi, il neofita comunista che perde le sue prime illusioni, le sostituisce, strada facendo, con altre o con ragioni pratiche, nel Dell'Amico è prevalso l'intellettuale, l'uomo che vuol rendersi conto, o, più semplicemente, il ragazzo che fa le domande. Così ora egli ha rotto anche con i comunisti. Avendo seguito la sua traiettoria dal 1949 a oggi, mi è sembrato, quando egli è venuto a trovarmi nei giorni scorsi per raccontarmi le sue tribolazioni con Nenni e Sereni, che si trattasse d'un vecchio appuntamento. Il suo caso è veramente istruttivo e si riduce ad una conferma dell'ambivalenza psicologica fascismo-comunismo: un giovane che abbia con sincerità e radicalmente criticato il fascismo, non può rimanere comunista. IGNAZIO SILONE 17 marzo 1953. Indice Prefazione I COMPAGNI PERDUTI VIAGGIO FRA I COMUNISTI La scoperta della libertà Il silenzio di Nenni La pace che parla russo Dov'è la classe operaia? GLI INGEGNERI D'ANIME Le forze totalitarie in Italia Il culto del capo La scuola Anselmo Marabini LA GENERAZIONE MUTA La direzione del silenzio Lo Stato interventista INDICE DEI NOMI Descrizione bibliografica Titolo: Il mestiere di comunista Autore: Lando Dell'Amico Quarta di copertina di: Ignazio Silone Editore: Roma: Editoriale Opere Nuove, Febbraio 1955 Lunghezza: 508 pagine; 21 cm Collana: Opere Nuove Soggetti: Diario, Biografie, Comunismo, Politici, Seconda Guerra Mondiale, Linea politica ufficiale, Dissidenti, Campagna elettorale, Comizi, Controllo, Dimissioni, Terrore, Commissione Ragazze, Donne, Disgregazione, Frazionisti, Fazioni, Anticlericalismo, CED, Intrighi, Palazzo, Complotti, Servizi segreti, Scissione, Potere, Direzione centrale, Deviazionismo, Lotte interne, Persecuzioni, Errori, Imperialismo, Autoritarismo, Burocrazia, Russia, Memorie, Comunisti italiani, Prigionieri, Italia, Storia contemporanea, Resistenza, Partigiani, Partito comunista italiano, Ideologie politiche, Fascismo, Fascisti, Libertà, Liberazione, Nazismo, Alleati, Americani, Studi Politici, Rarità librarie, Collezionismo, Libri Vintage fuori catalogo rari e introvabili, Dopoguerra, Anni Cinquanta, Palmiro Togliatti, Belgrado, Tito, Mosca, Unione Sovietica, Stalin, Jugoslavia, Politica estera, Diplomazia, Intellettuali, Critica, Marxismo, Fedeltà, Dottrina, Dittatura, Democrazia, Traditori, Tradimento, Stampa, Editoria, Propaganda, RSI, Repubblica sociale, Camicie nere, Salò, Decima Mas, Camerati, Repubblichini, Fede, Giorgio Almirante, Raggruppamento Giovanile S.
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